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(10/02/2009)
NONA SESSIONE DELLA SECONDA EDIZIONE DEL MASTER IN "SVILUPPO DELLA SALUTE DEL CAVO ORALE NELLE COMUNITÀ SVANTAGGIATE E NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO"
Nella prima giornata la Dott.sa Bella Monse (del Ministero Tedesco per lo Sviluppo) ci ha chiesto di suddividerci in gruppi e di redigere un progetto di prevenzione della salute orale seguendo una griglia (informazioni necessitate; componenti del programma; partners locali; ruoli e responsabilità; budget; time-frame; sostenibilità). Due gruppi l'hanno ambientato in Italia e due all'estero, in Palestina ed Eritrea.
In assemblea plenaria, dopo la relazione di ciascun gruppo, ci è stato chiesto di individuare i punti di criticità relativi ad ogni progetto. La Dott.sa Monse ci ha trasmesso alcuni spunti basati sull’evidenza scientifica dei programmi di prevenzione:
- I soli programmi educativi non conducono cambiamenti nei comportamenti,è necessario quindi influenzare tutto l'ambiente in cui vive il soggetto.
- La scuola può avere un ruolo strategico perchè i bambini ci trascorrono la maggior parte del tempo. Inoltre in essa è possibile istituzionalizzare dei comportamenti, esercitare l'educazione fra pari, non richiedere fondi ulteriori. Coinvolgendo i genitori nel partecipare attivamente al progetto, infine, si garantisce maggiormente la riuscita nel tempo.
- Garantirsi lo svolgersi del programma definendo chiaramente ruoli e responsabilità, darsi momenti periodici di valutazione e monitoraggio (per la salute orale devono essere valutati la diminuzione dell'incremento percentuale di PUFA e DMFT).

Nella seconda giornata la Dott.sa Monse ci ha illustrato il suo lavoro svolto nelle Filippine per diversi anni evidenziando gli aspetti fallimentari e quelli vincenti.
In particolare ci ha sottolineato:
- L'importanza di far rientrare la salute orale in un programma di salute più vasto (che nelle Filippine, per esempio, riguardò la sverminazione).
- L'importanza di coinvolgere i ministeri della salute e dell'educazione per ottimizzare le risorse, ridurre i costi ed ottenere la massima ricaduta sul maggior numero di soggetti.
- L’importanza di una buona istruzione per gli insegnanti, e di le linee guida del progetto semplici e chiare, ben visibili e dichiarate alla comunità.
- L’importanza di avere qualcuno dei locali interessato al progetto (il vostro "uomo dentro") che lo sostenga e ne garantisca la continuazione alla vostra partenza.
- L’importanza di effettuare verifiche semplici con check-list per i vari livelli di responsabilità.
Nel pomeriggio ci è stato chiesto di riprendere i progetti che avevamo redatto e modificarli in base alle seguenti suggestioni:
- Il budget deve essere garantito dallo Stato, quindi il costo a persona deve essere il minimo possibile, e valutato anche in base al tipo di risorse dello Stato in cui si opera.
- Il programma deve avere un logo facilmente comprensibile ed altamente visibile.
- L'obiettivo non deve essere andare a fare qualche cosa in un Paese ma creare capacity building.
- Si deve cercare di cooperare con partners di lunga e provata esperienza.
Ascoltato il ritorno in assemblee dei vari gruppi,la Dott.ssa Monse ci ha ancora dato alcuni suggerimenti sulla scelta dei campioni per lo studio pilota, evidenziando, visto che si parlava di scuole, che è meglio:
- Non sceglierle fra le più problematiche ma fra quelle in condizioni medio-buone, al fine di avere meno problemi inizialmente e quindi maggiore possibilità di successo del programma pilota stesso e poi di far assumere il progetto in seno ai programmi dello Stato.
- Lavorare almeno con due scuole così se una incontra grossi ostacoli l'altra può proseguire il progetto.