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(12/12/2008)
IMMIGRATI E SALUTE: SEGNALARE I PAZIENTI IRREGOLARI VIOLA IL DIRITTO UNIVERSALE ALLA SALUTE
L’emendamento proposto dalla Lega Nord al DDL 733 sulla sicurezza è stato riproposto dopo l’arrivo del testo all’esame del Senato; infatti la richiesta leghista di segnalare i pazienti stranieri irregolari era sparita dal testo approvato dalle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia del Senato. La proposta di modifica all’articolo 35 del Testo Unico sull’Immigrazione ha scatenato da subito dure reazione da parte delle associazioni di tutela del diritto alla salute e dei diritti dei migranti. Per Amedeo Bianco, presidente della Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo), l’emendamento è “una norma che va anche contro gli interessi della collettività perchè aumenta la clandestinità e questo in caso di malattie infettive può creare un pericolo”. “È evidente”, ha aggiunto Bianco, “che se arriva un clandestino colpito da un'arma da fuoco bisogna per forza segnalare il caso all'autorità. Ma e' necessario ragionare su altro: sui malati infettivi, o sul mondo immenso degli aborti clandestini”.
Intanto dall'Osservatorio Italiano sulla Salute Globale e dalla Societa' Italiana di Medicina delle Migrazioni hanno promosso una raccolta di firme all’interno delle strutture tra gli operatori sanitari contro l’emendamento. Secondo i medici, se passasse la misura che prevede la segnalazione alle autorità della presenza di pazienti stranieri irregolari oltre l’obbligatorietà di referto – ad esempio in caso di ferite da arma da fuoco – “si metterebbe in serio pericolo l’accesso alle cure mediche degli immigrati irregolari, violando il principio universale del diritto alla salute” garantito dall’articolo 32 della Costituzione Italiana.
Se l’ordinamento italiano prevedesse una norma del genere ci sarebbe il rischio di creare una clandestinità sanitaria pericolosa non solo per la salute del malato, che rifiuterebbe di farsi curare per timore di essere segnalato, ma anche per la collettività, perché eventuali malattie infettive, ad esempio, non potrebbero essere diagnosticate e curate. Allo stesso tempo tale previsione costringerebbe il medico ad andare contro le norme morali che regolano la sua professione nel codice deontologico.

(www.programmaintegra.it)