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(10/11/2008)
IMMIGRATI: “MEDICI CONTRO LA TORTURA”, MANCA ACCOGLIENZA RIFUGIATI
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Associazioni, politici e giuristi insieme per contrastare "il veleno razzista che si sta diffondendo in Italia" e per riaffermare "l'illegalita' di ogni trattamento inumano e degradate". Questo l'obiettivo del convegno 'Diritti umani in Italia. Razzismo e tortura' promosso dall'associazione 'Medici contro la tortura' alla Fondazione Lelio Basso di Roma. "E' inammissibile, ma ormai tollerato in Italia, che persone fuggite da carceri terribili in regimi dittatoriali dormano sulle banchine delle stazioni", ha dichiarato Carlo Bracci, medico e fondatore dell'associazione, nata da una costola di Amnesty International per assistere rifugiati politici e richiedenti asilo vittime di trattamenti inumani e degradanti, che a oggi ha esaminato oltre 1500 casi di tortura. Savino Pezzotta, presidente del Cir (Consiglio Italiano per i Rifugiati) ha sottolineato come l'Italia sia "l'unico Paese europeo privo di una legge organica sui rifugiati politici", insistendo sul fatto che "i rifugiati, in Europa oltre 400.000, fanno una fatica enorme per ottenere il riconoscimento e hanno poi bisogno di un accompagnamento all'integrazione per il quale in Italia non esistono le strutture". La questione della risposta giuridica alle migrazioni e' stata affrontata anche dal docente di Teoria e Filosofia del Diritto, Luigi Ferraioli, che ha sottolineato: "un disegno di legge che qualifica l'identità personale di immigrato come aggravante di reato manifesta, per la prima volta nella storia della Repubblica, una forma di razzismo istituzionale". Il giurista ha poi fatto notare come tale proposta legislativa segue una percezione di insicurezza non confermata da dati concreti: "i 600 omicidi avvenuti nel corso del 2007 sono meno di un quarto dei 2500 annuali che avvenivano negli anni Cinquanta in assenza di immigrati".
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