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(22/02/2007)
IN FINANZIARIA LA TASSA SULL’ACQUA MINERALE PER LA SOLIDARIETA’. L’emergenza idrica al centro del dibattito politico.
Con la nuova finanziaria sta per arrivare anche la tassa sull’acqua minerale: il primo esempio di collaborazione pubblico/privato a sostegno dei fondi per la solidarietà.

Le società concessionarie dovranno pagare all’erario un centesimo di euro ogni dieci bottiglie di acqua venduta e, visto l’elevato consumo di acqua confezionata in Italia (prima tra i paesi europei con 193 litri pro capite) è una quota destinata a toccare i 10 milioni di euro l’anno.
L’emendamento, sul quale è stato già trovato un accordo nel corso della cabina di regia sulla Finanziaria, prevede che l’onere sia versato solo dalle società che commercializzano acqua in bottiglie di plastica: sono esonerate quindi tutte le altre. Questa somma andrà a confluire in un “Fondo di solidarietà”, gestito dalla Presidenza del Consiglio, che servirà a finanziare progetti di accesso a nuove risorse idriche nel Sud dell’Italia e del mondo compresi i Paesi in via di sviluppo. –“E' così istituito un fondo di solidarietà, presso la Presidenza del Consiglio - si legge nell’emendamento -finalizzato a promuovere il finanziamento esclusivo di progetti ed interventi, in ambito nazionale e internazionale, atti a garantire il maggior accesso possibile alle risorse idriche secondo il principio della garanzia dell’accesso all'acqua a livello universale. Per ogni bottiglia di acqua minerale o da tavola in materiale plastico venduta al pubblico - prosegue il testo - è istituito un contributo pari a 0,1 centesimi di euro che va a confluire nel fondo”.
Questo emendamento, è stato fortemente sostenuto dai senatori Verdi, Loredana De Petris e Natale Ripamonti, affinché l’accesso all’acqua diventi davvero un diritto per tutti (oggi oltre un miliardo di persone non ha accesso all’acqua potabile). Ora, il Ministero dell’ambiente e quello degli Esteri dovranno stabilire le modalità richieste per avere accesso al fondo e la tipologia dei progetti da finanziare. Purtroppo le emergenze in questo settore sono davvero molte, come sottolinea lo stesso Rapporto UNDP 2006 “L’acqua tra potere e povertà”.
Secondo i Verdi l’ideale sarebbe prelevare la mini-tassa all’origine, per evitare che le aziende distributrici riversino poi il costo sul prezzo finale. “Se lo faranno – aggiunge la De Petris – vorrà dire che ci decideremo una volta per tutte ad affrontare il grande dilemma delle concessioni”. Infatti il prezzo che le Regioni chiedono alle aziende di acque minerali per aver acceso alla sorgente è veramente irrisorio rispetto a quanto poi il consumatore è chiamato a pagare alla cassa.