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(29/11/2006)
STATI GENERALI DELLA COOPERAZIONE E SOLIDARIETA' INTERNAZIONALE
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“Rilanciare una nuova politica di solidarietà e di relazioni comunitarie internazionali, che metta al centro gli esseri umani e i loro diritti fondamentali a partire dall’infanzia, dall’empowerment delle donne, dalla difesa dell’ambiente e dei beni comuni. Una politica che abbandoni il paradigma esclusivo del profitto e della crescita economica indiscriminata, misurando lo sviluppo in base al miglioramento delle condizioni di vita e non agli indicatori macroeconomici”. Questo il messaggio lanciato dalle associazioni ed alle ong riunite a Roma per gli Stati Generali della Solidarietà e della Cooperazione Internazionale. Un’iniziativa lanciata dal Comitato cittadino della cooperazione decentrata di Roma, che riunisce oltre 150 realtà del settore. “La società civile si incontra e partecipa per ridisegnare nuovi mondi possibili” era lo slogan della manifestazione. E così è stato: i rappresentanti delle ong e delle associazioni che hanno aderito agli Stati Generali, si sono riuniti in sei gruppi di lavoro tematici dedicati a pace e disarmo, diritti, politiche di genere, coerenza delle politiche, reti territoriali, attori e strumenti. COI ha partecipato e portato il proprio contributo lavorando al tema della Salute nel gruppo” Diritti”. Abbiamo voluto sottolineare l’importanza di un approccio integrato nei programmi di salute e l’indispensabile componente della Salute Orale nei programmi di lotta alle malattie. Attraverso un processo di vera democrazia dal basso, il lavoro dei sei gruppi è confluito in un documento programmatico, una piattaforma comune e partecipata che rappresenta una proposta molto concreta, presentata alla Sentinelli ed al suo collega del Tesoro, Paolo Cento, nella terza e ultima giornata di lavoro, il 24 novembre, nell’Aula Magna della facoltà di Lettere dell’Università di RomaTre. Obiettivo: ridefinire le priorità della politica italiana per la cooperazione. Una necessità che è un comune sentire tra cooperanti e volontari impegnati sul campo: il documento prende le mosse dalla constatazione del “fallimento delle politiche di sviluppo e di aiuto pubblico”, che si traducono nella “impossibilità di raggiungere nei tempi previsti l’insieme degli Obiettivi del Millennio”. Di fronte a questa ineludibile realtà, l’unica risposta possibile è “rilanciare una nuova politica di solidarietà e di relazioni comunitarie internazionali, che metta al centro gli esseri umani e i loro diritti fondamentali a partire dall’infanzia, dall’empowerment delle donne, dalla difesa dell’ambiente e dei beni comuni. Una politica che abbandoni il paradigma esclusivo del profitto e della crescita economica indiscriminata, misurando lo sviluppo in base al miglioramento delle condizioni di vita e non agli indicatori macroeconomici”. Dunque una richiesta di cambiamento forte, quasi una inversione di prospettiva: se è vero che il Pil non può più essere considerato il parametro del benessere dell’umanità, a qualsiasi latitudine, è altrettanto evidente che “non possiamo continuare a vivere secondo l’attuale modello di consumo e di sviluppo poiché è dimostrato l’esaurimento progressivo delle risorse usate ad una velocità tale che non riescono a rigenerarsi”. Un mutamento di rotta da declinare attraverso una serie di priorità: il mondo della cooperazione chiede la riduzione tangibile delle spese militari, in modo da liberare risorse da destinare alla spesa sociale, alla cooperazione e alla pace. Di pari passo, una seria politica di cancellazione del debito incondizionata e unilaterale. Ineludibile, lungo questo percorso, la richiesta di dare rinnovato valore e attuazione ai diritti umani sin dall’infanzia: gli Stati Generali della Solidarietà chiedono espressamente che siano riconosciuti come tali il diritto al lavoro, alla sovranità alimentare, alla corretta informazione, all’ambiente sano, all’accesso ai beni comuni, alla libera circolazione delle persone, alla formazione culturale, all’equità di genere, alla salute sia a Nord che a Sud del mondo; puntuale il riferimento alla cittadinanza transnazionale, come superamento dei diritti legati alla nazionalità. In primo piano le politiche di genere, per le quali si chiedono più risorse e l’integrazione in tutti i programmi di cooperazione. Nuove politiche significa anche riconoscere il ruolo fondamentale dei soggetti della cooperazione: valorizzare da un lato le reti, i percorsi e i processi storici, politici e culturali già esistenti sui territori di intervento; dall’altro i nuovi attori della cooperazione e della solidarietà internazionale, dall’economia solidale al mondo del lavoro, dagli enti locali all’associazionismo non profit, che chiedono una riforma urgente della legge 49 dell’87. Un programma impegnativo, che richiede politiche coerenti e finanziamenti certi: in concreto, “un volume di APS (aiuti pubblici allo sviluppo, ndr) pari almeno allo 0,7% del Pil, nel rispetto degli impegni più volte riconfermati”, da raggiungere entro il 2015. Siamo lieti di aver partecipato ad un momento così significativo, esperienza di vero confronto, di ascolto e di dibattito tra chi di cooperazione si occupa da quasi cinquant’anni e gli interlocutori istituzionali.
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